Un urlo da Genova: «Basta grandi opere, risanare il territorio»

 

 Katia Bonchi, GENOVA, 18.10.2014 “Il Manifesto”

 

Dopo la tempesta. Il corteo di protesta degli alluvionati. «Non vogliamo essere chiamati ’angeli’ perché gli angeli non si incazzano mentre noi siamo molto arrabbiati»

http://ilmanifesto.info/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/18/19pol2-genova-foto-foto-davide-gentile-alluvione-.jpg

 

Subito dopo l’alluvione hanno creato su face­book il gruppo «La meglio gio­ventù», per coor­di­nare gli stu­denti che si sono ritro­vati per le strade di Genova a spa­lare il fango, ieri sono scesi in piazza per dire basta alle poli­ti­che di quello che defi­ni­scono il «par­tito tra­sver­sale del cemento».

Erano un migliaio a Genova e hanno per­corso le strade della città mag­gior­mente col­pite dall’alluvione della sera del 9 otto­bre. Gio­vani dei cen­tri sociali, stu­denti, No Tav e tanti volon­tari si sono ritro­vati nel pome­rig­gio davanti al cimi­tero di Sta­glieno, uno dei quar­tieri più col­piti dalla furia dell’acqua. «Siamo quelli che si sono stan­cati di spa­lare e vogliono lot­tare» dicono i ragazzi al mega­fono. Sono i gio­vani che non vogliono sen­tirsi chia­mare «angeli per­ché gli angeli non si incaz­zano e noi invece siamo molto arrab­biati». «Come nel 2011 assieme a migliaia di cit­ta­dini abbiamo sop­pe­rito all’incuria delle isti­tu­zioni — spiega Gia­como Zolezzi dell’Unione degli stu­denti — e aiu­tato chi aveva biso­gno, ma la neces­sa­ria soli­da­rietà non ci deve far dimen­ti­care le respon­sa­bi­lità poli­ti­che di una situa­zione intol­le­ra­bile per­ché in que­sti anni non si è pro­ce­duto a met­tere in sicu­rezza il ter­ri­to­rio. E in que­sti giorni, con il decreto Sblocca Ita­lia è arri­vata l’ultima presa in giro, con l’assegnazione di soli 110 milioni per il dis­se­sto idro­geo­lo­gico e 4 miliardi per le grandi opere. E’ inac­cet­ta­bile e chie­diamo che i fondi desti­nati alle grandi opere siano spo­stati per far fronte al dis­se­sto del territorio».

«Abbiamo spa­lato per quat­tro giorni – rac­conta Sara, 20 anni – senza che nem­meno ci venisse por­tata dell’acqua o delle pale. Abbiamo tolto il fango e i detriti a mani nude senza nes­sun soste­gno da parte delle isti­tu­zioni, ma solo con la soli­da­rietà e il sup­porto che ci siamo dati tra noi». Ales­san­dro ha 21 anni, è arri­vato da Torino lunedì mat­tina, ha ancora i vestiti coperti di fango e una pala in mano. «Ancora oggi sono andato a dare una mano nella zona di Sta­glieno – rac­conta – ma poi ho saputo del cor­teo e ho voluto unirmi per­ché non ne posso più di que­sta man­canza di coor­di­na­mento da parte di chi avrebbe que­sto ruolo. Abbiamo dovuto fare tutto da soli e quasi quasi sem­bra­vamo dare fastidio».

Grandi opere, cemen­ti­fi­ca­zione sel­vag­gia, pri­va­tiz­za­zioni, tagli ai ser­vizi. Tanti i temi affron­tati negli inter­venti che si sono sus­se­guiti durante il cor­teo. «Il sin­daco Doria non ha nep­pure pen­sato di for­nire i bus gra­tis ai cit­ta­dini durante il periodo di emer­genza» ha ricor­dato qual­cuno». Quando il cor­teo è arri­vato in via Cane­vari, nel punto dove è stato ritro­vato il corpo di Anto­nio Cam­pa­nella, l’ex infer­miere di 57 anni, unica vit­tima dell’alluvione, si è levato l’urlo «Assas­sini, assas­sini», ma la scelta chiara degli orga­niz­za­tori era ed è stata quella di un cor­teo paci­fico, senza ten­sioni né inci­denti, anche per rispetto a una città ancora pro­fon­da­mente ferita.

In cor­teo anche una dele­ga­zione dell’associazione 29 giu­gno, che riu­ni­sce i fami­liari delle vit­time della strage di Via­reg­gio («Siamo qui per por­tare la nostra soli­da­rietà alla popo­la­zione di Genova – spiega Ric­cardo Anto­nini – e per denun­ciare la gra­vità della situa­zione»), un gruppo di No Tav val­su­sini gui­dati da Nico­letta Dosio e i comi­tati geno­vesi e pie­mon­tesi che si bat­tono con­tro la rea­liz­za­zione del terzo valico. Pro­prio da uno di que­sti can­tieri, in Val­pol­ce­vera, la mat­tina dopo l’alluvione si è stac­cata una frana che ha inve­stito un treno Frec­cia­bianca il cui loco­mo­tore, insieme a due car­rozze, è uscito dai binari rima­nendo for­tu­no­sa­mente in posi­zione ver­ti­cale. Sarà un’inchiesta aperta dalla magi­stra­tura geno­vese a sta­bi­lire le respon­sa­bi­lità penali per un disa­stro fer­ro­via­rio che per for­tuna non è diven­tato una strage, ma i No Tav denun­ciano: «Quell’area, appena disbo­scata, imme­dia­ta­mente sopra la fer­ro­via non era nep­pure dotata di una pro­te­zione da fango e detriti. Le foto par­lano da sole per que­sto ci chie­diamo per­ché quel can­tiere non sia stato ancora messo sotto sequestro».

 

 

 

Di seguito alcune foto della manifestazione e corteo fatte dal compagno Silvano Ceccoli del Circolo Culturale Proletario di Genova

 

==================================================================================================