Un urlo da Genova: «Basta grandi opere, risanare il territorio»
— Katia Bonchi, GENOVA, 18.10.2014 “Il Manifesto”
Dopo la tempesta. Il corteo di protesta degli alluvionati. «Non vogliamo essere chiamati ’angeli’ perché gli angeli non si incazzano mentre noi siamo molto arrabbiati»
Subito dopo l’alluvione hanno creato su facebook il gruppo «La meglio gioventù», per coordinare gli studenti che si sono ritrovati per le strade di Genova a spalare il fango, ieri sono scesi in piazza per dire basta alle politiche di quello che definiscono il «partito trasversale del cemento».
Erano un migliaio a Genova e hanno percorso le strade della città maggiormente colpite dall’alluvione della sera del 9 ottobre. Giovani dei centri sociali, studenti, No Tav e tanti volontari si sono ritrovati nel pomeriggio davanti al cimitero di Staglieno, uno dei quartieri più colpiti dalla furia dell’acqua. «Siamo quelli che si sono stancati di spalare e vogliono lottare» dicono i ragazzi al megafono. Sono i giovani che non vogliono sentirsi chiamare «angeli perché gli angeli non si incazzano e noi invece siamo molto arrabbiati». «Come nel 2011 assieme a migliaia di cittadini abbiamo sopperito all’incuria delle istituzioni — spiega Giacomo Zolezzi dell’Unione degli studenti — e aiutato chi aveva bisogno, ma la necessaria solidarietà non ci deve far dimenticare le responsabilità politiche di una situazione intollerabile perché in questi anni non si è proceduto a mettere in sicurezza il territorio. E in questi giorni, con il decreto Sblocca Italia è arrivata l’ultima presa in giro, con l’assegnazione di soli 110 milioni per il dissesto idrogeologico e 4 miliardi per le grandi opere. E’ inaccettabile e chiediamo che i fondi destinati alle grandi opere siano spostati per far fronte al dissesto del territorio».
«Abbiamo spalato per quattro giorni – racconta Sara, 20 anni – senza che nemmeno ci venisse portata dell’acqua o delle pale. Abbiamo tolto il fango e i detriti a mani nude senza nessun sostegno da parte delle istituzioni, ma solo con la solidarietà e il supporto che ci siamo dati tra noi». Alessandro ha 21 anni, è arrivato da Torino lunedì mattina, ha ancora i vestiti coperti di fango e una pala in mano. «Ancora oggi sono andato a dare una mano nella zona di Staglieno – racconta – ma poi ho saputo del corteo e ho voluto unirmi perché non ne posso più di questa mancanza di coordinamento da parte di chi avrebbe questo ruolo. Abbiamo dovuto fare tutto da soli e quasi quasi sembravamo dare fastidio».
Grandi opere, cementificazione selvaggia, privatizzazioni, tagli ai servizi. Tanti i temi affrontati negli interventi che si sono susseguiti durante il corteo. «Il sindaco Doria non ha neppure pensato di fornire i bus gratis ai cittadini durante il periodo di emergenza» ha ricordato qualcuno». Quando il corteo è arrivato in via Canevari, nel punto dove è stato ritrovato il corpo di Antonio Campanella, l’ex infermiere di 57 anni, unica vittima dell’alluvione, si è levato l’urlo «Assassini, assassini», ma la scelta chiara degli organizzatori era ed è stata quella di un corteo pacifico, senza tensioni né incidenti, anche per rispetto a una città ancora profondamente ferita.
In corteo anche una delegazione dell’associazione 29 giugno, che riunisce i familiari delle vittime della strage di Viareggio («Siamo qui per portare la nostra solidarietà alla popolazione di Genova – spiega Riccardo Antonini – e per denunciare la gravità della situazione»), un gruppo di No Tav valsusini guidati da Nicoletta Dosio e i comitati genovesi e piemontesi che si battono contro la realizzazione del terzo valico. Proprio da uno di questi cantieri, in Valpolcevera, la mattina dopo l’alluvione si è staccata una frana che ha investito un treno Frecciabianca il cui locomotore, insieme a due carrozze, è uscito dai binari rimanendo fortunosamente in posizione verticale. Sarà un’inchiesta aperta dalla magistratura genovese a stabilire le responsabilità penali per un disastro ferroviario che per fortuna non è diventato una strage, ma i No Tav denunciano: «Quell’area, appena disboscata, immediatamente sopra la ferrovia non era neppure dotata di una protezione da fango e detriti. Le foto parlano da sole per questo ci chiediamo perché quel cantiere non sia stato ancora messo sotto sequestro».
Di seguito alcune foto della manifestazione e corteo fatte dal compagno Silvano Ceccoli del Circolo Culturale Proletario di Genova






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